Autore: China Geopolitics
Più energia meno CO2: le opzioni della Cina per continuare a crescere
In tale ambito s’intravede qualche segnale positivo. Secondo Greenpeace, nei primi quattro mesi del 2015, in Cina i consumi di carbone sono scesi dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e le emissioni di anidride carbonica sono diminuite del 4%2. Se la Rpc confermasse questo trend potrebbe chiudere l’anno con la più grande riduzione mai registrata da un singolo paese sia per l’utilizzo di carbone sia per la produzione di CO2. Su questa flessione hanno inciso in parte il rallentamento del tasso di crescita della produzione industriale cinese (5,9% ad aprile, quasi 3 punti percentuali in meno rispetto all’anno prima) e quello della produzione di questo combustibile (-7,4%)3. Pechino ha annunciato che quest’anno chiuderà 1.254 miniere di carbone4.
Il petrolio è la seconda risorse energetica più utilizzata dalla Cina (20% dei consumi). Nonostante questo paese sia il quarto più grande produttore al mondo di greggio, le sue riserve non sono sufficienti per soddisfare la domanda interna, quindi Pechino deve importarne ingenti quantità dall’estero. Negli ultimi cinque anni queste sono aumentate del 30%5 e ad aprile la Cina è diventata il più grande importatore di petrolio al mondo (superando gli Usa) con 30 milioni di tonnellate (7.37 milioni di barili al giorno). In tale contesto, il Medio Oriente (ha un ruolo fondamentale. Nel 2013, il 52% del petrolio importato dalla Rpc arrivava da questa regione. L’Arabia Saudita è il suo primo fornitore di greggio (19%) al mondo, l’Iraq è il quinto, l’Iran è il sesto. La Cina preme per la conclusione dell’accordo sul programma nucleare iraniano tra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania (i cosiddetti “P5+1”) e la Repubblica Islamica affinché siano rimosse le sanzioni sulle esportazioni di petrolio di questo paese. Dati i buoni rapporti tra Teheran e Pechino, in tale circostanza l’Iran acquisirebbe maggiore rilievo nelle strategie energetiche cinesi.
La Rpc sta puntando anche su altre fonti energetiche “più pulite”, ma al momento il loro consumo è nettamente inferiore rispetto a quello del carbone e del petrolio. Nel 2012, l’energia idroelettrica ha rappresentato l’8% dei consumi nazionali cinesi. La diga delle Tre Gole, costruita sul Fiume Azzurro nello Hubei e costata oltre 25 miliardi di dollari, è il più grande impianto al mondo in termini di energia prodotta. Tuttavia la sua costruzione ha comportato il trasferimento di 1,5 milioni di abitanti e la distruzione d’innumerevoli siti archeologici.
La produzione e il consumo di gas naturale sono cresciuti esponenzialmente negli ultimi 15 anni, ma questo rappresenta solo il 5% delle risorse energetiche utilizzate in Cina. Lo scorso novembre, il Consiglio di Stato (organo esecutivo del governo centrale cinese) ha stabilito che entro il 2020 il consumo di metano dovrà raggiungere il 10%, mentre quello di carbone dovrà scendere sotto il 62%. Pechino intende aumentare sia la produzione sia le importazioni di gas. Basti pensare all’accordo da 400 miliardi di dollari firmato con la Russia (suo partner economico e rivale strategico) nel 2014, secondo cui la Cina riceverà da questo paese 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno per 30 anni a cominciare dal 2018. Ciò aiuterà Pechino a perseguire i suoi obiettivi.
Interessanti sono le prospettive riguardanti lo shale gas. La Cina possiede le più grandi riserve al mondo di gas da scisti bituminosi tecnicamente recuperabile, ma ad oggi in tale campo l’industria cinese non è avanzata quanto quella statunitense. Pechino sta sostenendo la ricerca tecnologica, fornendo incentivi fiscali alle aziende e liberalizzando progressivamente questo mercato, gestito prevalentemente da imprese statali. Uno degli obiettivi principali è ridurre i costi dell’estrazione dello shale gas. Nel 2013 la China National Petroleum Corp. (Cnpc) e la China Petroleum & Chemical Corp. (Sinopec) hanno perso oltre 1 miliardo di dollari in quest’attività6. Sui costi non influiscono solo le capacità tecnologiche e l’expertise delle aziende cinesi, ma anche la conformazione geologica dei giacimenti, che rende più complessa l’estrazione rispetto a quella condotta negli Usa. Malgrado queste problematiche, secondo British Petroleum, la Cina diventerà entro il 2035 il secondo più grande produttore di shale gas dopo il Nord America7.
Pechino possiede la più grande industria al mondo per produzione di pannelli fotovoltaici e aerogeneratori e l’anno scorso ha speso 90 miliardi di dollari in fonti rinnovabili8. Tuttavia al momento queste risorse rappresentano solo l’1% dei consumi energetici cinesi. Non v’è dubbio che per contenere l’utilizzo del carbone e ridurre le emissioni di gas serra la Cina farà maggiori sforzi in tale settore. Anche il nucleare rappresenta solo l’1% del mix energetico cinese. Nella Rpc, 23 centrali sono attive e 26 sono in costruzione. Gli impianti si concentrano prevalentemente sulla costa Est del paese, suo cuore politico ed economico. Quest’anno, altre 8 dovrebbero diventare operative, segnando per la Cina il più grande aumento nella produzione nucleare in un singolo anno. Per questo motivo, il segretario dell’Associazione cinese per l’energia nucleare Zhang Huazhu ha detto che il 2015 sarà un “anno cruciale” per il settore, considerato fondamentale per ridurre il consumo di carbone9.
In Cina l’inquinamento determinato dalla prorompente crescita economica sta riducendo le capacità produttive del paese (il 40% dei territori coltivabili si è degradato10) e danneggiando la qualità di vita dei suoi abitanti. Per Pechino, consapevole che dal benessere dei cinesi dipende anche la stabilità del sistema politico e il primato del Partito comunista, trovare un equilibrio tra soddisfacimento della domanda energetica interna e riduzione delle emissioni di CO2 è quindi un obiettivo prioritario.
Account twitter @giorgiocus
3 Industrial Production Operation in April 2015 , National Bureau Statistics of China.
4 China pledges tougher measures to cut overcapacity , People’s Daily, 7/5/2015.
5 China tops US in April oil imports: report , China Daily, 12/5/2015.
6 China’s Elusive Shale Gas Boom , Caixin, 6/4/2015.
7 BP highlights China’s surging shale gas production , Shanghai Daily, 28/4/2015.
8 M. L. CLIFFORD, Chinese Coal Cuts , China Us Focus,13/5/2015.
9 ‘ Crucial year’ for nuclear energy sector , China Daily, 23/4/2015.
10 More than 40% of China’s arable land degraded: report , China Daily, 5/11/2014.
Chi e perché aiuta il Nepal dopo il terremoto
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| [Carta di Laura Canali tratta da Limes 4/2005 “Cindia, la sfida del secolo“] |
Articolo originariamente pubblicato su Limes e TvSvizzera.it
La scossa di terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito il Nepal lo scorso 25 aprile ha mietuto almeno 7 mila vittime. I problemi successivi e la cattiva gestione da parte del governo locale hanno messo a nudo le difficoltà politiche ed economiche di uno dei paesi più poveri e corrotti dell’Asia.
Il viaggio di Gentiloni in Cina e le opportunità per l’Italia
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| Carta di Laura Canali (Limes) |
Le sfide geografiche del Nepal
http://c.brightcove.com/services/viewer/federated_f9?isVid=1&isUI=1
Un video di Stratfor illustra le sfide geografiche del Nepal, colpito sabato scorso da un terremoto di magnitudo 7.8 che ha causato migliaia di vittime. Il paese si trova esattamente tra le due potenze Cina e India.
Qui la fonte: https://www.stratfor.com/video/nepals-geographic-challenge
Presidente di Sinopec indagato per "seria violazione della legge"
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| Wang Tianpu, presidente del gruppo Sinopec |
Il presidente del gruppo Sinopec, uno dei giganti petroliferi della Repubblica popolare cinese, sarebbe sotto indagine per “seria violazione della legge e della disciplina”.
L’inchiesta rientra nell’ambito della campagna anticorruzione lanciata dal presidente cinese Xi Jinping dal 2012 a oggi.
Nei primi 3 mesi del 2015, 9.636 funzionari sono stati indagati perché sospettati di corruzione.
Qui il link all’informazione rilasciata dall’agenzia di stampa Xinhua: http://news.xinhuanet.com/english/2015-04/27/c_134189238.htm
Tutti vogliono un posto nell’Aiib della Cina (tranne gli Usa)
Approfondimento su Cina e Medio Oriente per Radio Radicale
Il mio contributo al dibattito sul ruolo di Pechino in Medio Oriente.
Tanti i temi affrontati, tra cui le nuove via della seta, il terrorismo nel Xinjiang e gli interessi energetici dell’Impero del Centro.
Insieme a Valeria Manieri, Francesco Radicioni (collaboratore e corrispondente di Radio Radicale) e Eugenio Buzzetti (corrispondente da Pechino del portale online AGI China 24).
Un’app per studiare le teorie di Xi Jinping
Qui il link alla notizia tramite icrosschina.com: http://bit.ly/1N1zq4y
China Trounces U.S. ‘Smart Power’
Un interessante articolo del Wall Street Journal riguardo l’ingresso di Regno Unito, Francia, Germania e Italia nella Asian infrastructure investment bank (Aiib) guidata dalla Cina. Il loro ingresso è considerato dall’autore la conseguenza dell’attuale scarsa influenza diplomatica degli Stati Uniti sui suoi (presunti) alleati.
Qui il link: http://www.wsj.com/articles/china-trounces-u-s-smart-power-1426806094








