Il decreto sul porto di Trieste e i binari tra Italia e Cina. Giugno lungo le nuove vie della seta

La rassegna degli eventi più importanti nella cornice della Belt and road initiative e il loro contesto geopolitico. Di Limes – Rivista Italiana di Geopolitica. 

Qui il link alla rassegna originale

IL DECRETO ATTUATIVO DI TRIESTE, I BINARI TRA CINA E ITALIA, FINCANTIERI A SHANGHAI

Trieste. Ci sono nuovi sviluppi riguardo il ruolo dell’Italia lungo Bri. In una conferenza stampa congiunta, il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani e il presidente dell’Autorità portuale dell’Adriatico orientale Zeno D’Agostino hanno annunciato il decreto attuativo per il Porto franco internazionale di Trieste.

Il decreto, che mancava dal dopoguerra ed è il primo di questo tipo in Europa, stabilisce l’organizzazione amministrativa della gestione dei punti franchi, rendendoli più efficienti davanti alle sfide globali. Trieste e Genova sono tra i due scali marittimi in cui la Cina intende investire nell’ambito delle nuove vie della seta. Pechino è interessata al primo proprio perché si tratta dell’unico porto europeo che gode di extraterritorialità doganale ed è collegato via treno all’Europa centrale e orientale

Mortara. Il polo logistico integrato di Mortara (Pavia) sarà collegato via treno alla città di Chengdu lungo la prima rotta Cina-Italia, che prevede un trasbordo dei container a Varsavia (Polonia). Il partner cinese in questa operazione è Changjiu Group (oltre 20 miliardi di fatturato) tramite Changjiu Logistics. I treni merci arriveranno in circa 18 giorni e torneranno indietro carichi di prodotti made in Italy. Entro il 2018 sono previsti fino a tre viaggi a settimana e il collegamento con Shanghai e Pechino. La struttura di Mortara è all’incrocio del Corridoio Mediterraneo e del Corridoio Reno-Alpi della Trans european network-transport (Ten-t), che dovrebbe entrare in funzione nel 2030.

Shanghai. Fincantieri invece ha firmato una lettera d’intenti con la China state shipbuilding corporation (Cssc) per la creazione di un parco crocieristico nel distretto di Baoshan, a Shanghai. Lo scorso febbraio, durante il viaggio del presidente Mattarella in Cina, l’azienda italiana aveva sottoscritto un accordo vincolante con Cssc e Carnival corporation per costruire due navi da crociera (più quattro in opzione) nel cantiere di Waigaoqiao Shipbuilding (Shanghai). Si tratta delle prime unità di questo genere realizzate in loco appositamente per il mercato cinese. Baoshan ospita il più grande porto commerciale e croceristico della Cina.


ROTTA PER IL POLO NORD

Anche l’Artico un giorno potrebbe essere attraversato dalle nuove vie della seta. Questo emerge dal documento divulgato da Pechino e intitolato “Visione per la cooperazione marittima nella Belt and road initiative” (Bri). Il testo sottolinea che la cooperazione negli oceani “si focalizzerà sulla costruzione di un passaggio economico marittimo Cina-Oceano Indiano-Africa-Mar Mediterraeno”, attraverso il collegamento del corridoio Cina-Penisola indocinese e allacciando il corridoio economico Cina-Pakistan e quello Bangladesh-Cina-India-Myanmar. Sforzi saranno compiuti per realizzare anche la rotta Cina-Oceania-Pacifico del Sud. Infine, il documento menziona esplicitamente la rotta artica tra quelle “immaginate” per raggiungere l’Europa.

La Repubblica Popolare si considera uno Stato “vicino all’Artico” (jin beiji guojia), malgrado sia distante da esso circa 1.600 chilometri. L’interesse di Pechino per questa regione dipende da diversi fattori: la presenza di risorse energetiche e minerarie, il commercio ittico, la ricerca scientifica e, naturalmente, lo sviluppo di nuove rotte commerciali. Alcune navi di Cosco, gigante della logistica marittima cinese, già percorrono la Rotta marittima del Nord per raggiungere l’Europa. Grazie ad essa, per andare da Shanghai a Rotterdam queste impiegano circa 15 giorni in meno rispetto a quella passante per il Canale di Suez. Tale via è oggi percorribile solo tra luglio e novembre, quando la temperatura è più alta.

La strategia artica di Pechino è la ragione principale delle visite di Xi Jinping in Finlandia e in Alaska e dell’incontro con il primo ministro della Norvegia Erna Solberg dello scorso aprile. Questi vertici sono avvenuti in concomitanza con il viaggio del presidente cinese negli Usa per incontrare il suo omologo Donald Trump.


(S)NODO HONG KONG

L’1 luglio il presidente cinese Xi Jinping parteciperà alla celebrazione del ventesimo anniversario della restituzione dell’ex colonia britannica alla Repubblica Popolare. La visita di Xi dovrebbe essere seguita da quella della portaerei Liaoning il 7 luglio, che approderebbe a Hong Kong al termine di due settimane di esercitazioni navali. Nel frattempo, i media cinesi (1, 2, 3,) sottolineano il ruolo dell’ex colonia lungo le nuove vie della seta come snodo legale internazionale e piattaforma onnicomprensiva per servizi, finanziamenti, investimenti e risoluzione delle dispute in Asia-Pacifico.

In tale contesto, è rilevante la costruzione del ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao, che integrerà ulteriormente l’ex colonia e la madrepatria e che sarà completato entro fine anno. L’infrastruttura, lunga 55 chilometri, unirà le tre città sul delta del Fiume delle Perle riducendo il tempo di percorrenza da tre ore a trenta minuti. L’anniversario dell’1 luglio, considerate le storiche rivendicazioni democratiche di una parte della popolazione, innescherà probabilmente nuove manifestazioni locali. Il livello di sicurezza nella regione è elevato e nel mese precedente sono state condotteesercitazioni antiterrorismo su larga scala.


IS IN PAKISTAN, UNA MINACCIA ANCHE PER LA CINA

Secondo Islamabad, due insegnanti cinesi rapiti a Quetta lo scorso mese sono stati uccisi. Lo Stato islamico (Is) ha rivendicato il fatto, ma Pechino non ha confermato definitivamente la loro morte. Potrebbe trattarsi della seconda e terza uccisione di un cinese per mano dell’Is dopo quella di un ostaggio in Siria nel 2015. Il quotidiano Huanqiu Shibao afferma che le due vittime lavoravano per un gruppo missionario a guida sudcoreana e che quindi la loro sorte sia dipesa dall’attività di proselitismo in Pakistan, non dal loro impiego nei progetti della Bri. Lo scorso anno, Islamabad ha dislocato una divisione speciale di sicurezza di 15 mila unità per tutelare le circa 5 mila aziende che operano nel paese, di cui 4 mila nello sviluppo del corridoio economico Cina-Pakistan, ramificazione delle nuove vie della seta. Nella provincia di Sindh, nel sud del paese, si aggiungeranno 2.600 funzionari di polizia.

Un rapporto della Difesa Usa pubblicato di recente afferma che Pechino potrebbe costruire in Pakistan una nuova base navale, la seconda dopo quella di Gibuti. La notizia non è confermata. In ogni caso non si tratterebbe di una sorpresa per chi segue i progressi navali cinesi. Il porto di Karachi è tra quelli che ha ricevuto più visite dalla Marina cinese insieme a Salalah in Oman, Gedda in Arabia Saudita e Aden in Yemen. Intanto, il Pakistan e l’India sono diventati membri a pieno titolo dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco, di cui fa parte anche la Cina) durante il diciassettesimo summit svoltosi ad Astana (Kazakistan) a inizio giugno. La Sco ha tra i suoi scopi proprio combattere i “tre mali”: terrorismo, separatismo e estremismo.


IL GIAPPONE NELLA BRI?

Il primo ministro Shinzo Abe ha detto che il Giappone “è pronto a estendere la cooperazione” nell’ambito delle nuove vie della seta sotto certe condizioni, inclusa “l’armonia con una zona economica transpacifica libera ed equa”. Il Giappone, storico antagonista della Cina, vede la Bri come uno strumento di espansione nelle mani di Pechino. Inoltre, Tokyo non vede di buon occhio la Asian infrastructure investment bank (Aiib) e la Free trade area of Asia-Pacific (Ftaap). La prima è il braccio finanziario della Bri, considerato in competizione con la Banca mondiale a guida Usa e con l’Asian development bank a guida nipponica. La seconda era l’antagonista della Trans pacific partnership, area di libero scambio promossa dagli Usa di Barack Obama (sotenuta dal Giappone) e da cui Donald Trump ha deciso il ritiro. A luglio Xi e Abe potrebbero incontrarsi a margine del vertice del G20 di Amburgo.


SOGNANDO LA CALIFORNIA

Durante un forum sull’energia pulita a Pechino a inizio giugno, il governatore della California Jerry Brown ha suggerito un ruolo per il proprio Stato nell’ambito della lotta all’inquinamento lungo la Bri. Brown ha anche incontrato Xi, che lo ha invitato a promuovere la cooperazione sino-statunitense nel campo tecnologico e dello sviluppo green.

La California sta riscuotendo notevoli risultati sul piano dell’utilizzo delle rinnovabili e l’incontro tra il governatore californiano e il leader cinese stride con la decisione di Trump di ritirare gli Usa dall’accordo sul clima di Parigi. Con questo provvedimento, The Donald lascia spazio alla Cina come potenziale polo di riferimento nella lotta all’inquinamento, i cui altissimi livelli stanno danneggiando la qualità della vita dei cinesi e rappresentano quindi una questione d’interesse nazionale per Pechino.


SPAGNA: COSCO SHIPPING A VALENCIA E BILBAO

L’acquisizione del 51% della spagnola Noatum port holdings permetterà al gigante della logistica cinese Cosco di controllare il più grande terminal container del porto di Valencia e l’unico dello scalo di Bilbao, rispettivamente nel nordovest e nell’est della Spagna. Il costo dell’operazione è stato circa 228 milioni di dollari. Cosco è tra i principali attori impegnati a consolidare la presenza della Repubblica Popolare in snodi fondamentali per lo sviluppo della rotta marittima della Bri, anche nel Mar Mediterraneo. Tra questi primeggia il porto del Pireo in Grecia.

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