La Cina investe in Italia (e in Gibuti). Un mese sulle nuove vie della seta

Il Bollettino Imperiale è l’osservatorio di Limes dedicato all’analisi geopolitica della Cina e alle nuove vie della seta. Grazie al sostegno di TELT. Puoi seguirci su Facebook e Twitter.


GLI INVESTIMENTI CINESI NEI PORTI ITALIANI E IN AUTOSTRADE

Al summit della Belt and road initiative (Bri, su cui vedi la notizia successiva) svoltosi a Pechino il 14 e il 15 maggio ha preso parte il primo ministro italiano Paolo Gentiloni. A margine dell’evento, questi (unico leader del G7 presente all’evento) ha incontrato l’omologo cinese Li Keqiang e Xi, che gli hanno confermatol’interesse a potenziare i porti di Trieste  e Genova, ma non è stato specificato quando ciò avverrà. Il 29 maggio una delegazione dell’ambasciata della Repubblica popolare ha visitato il primo dei due scali marittimi.

Inoltre, Roma e Pechino hanno concordato la creazione del Sino-Italian co-investment fund, fondo da 100 milioni di euro per sostenere le piccole e medie imprese.

Collocata strategicamente nel cuore del Mar Mediterraneo, l’Italia può svolgere il ruolo di hub di collegamento tra rotta terrestre e marittima, consolidare i rapporti economici con la Cina (l’export italiano in Cina ha registrato un +33,7% nei primi due mesi del 2017) e cogliere le opportunità che emergeranno in altri paesi coinvolti nella Bri (per esempio in Africa e nei Balcani). Gentiloni ha detto che gli scali italiani non sono alternativi al greco Pireo (controllato dai cinesi) e che in ogni caso il traffico delle merci sbarcate lì è un affare anche per l’Italia, poiché Ferrovie dello Stato controlla Trainose, primo operatore ferroviario greco.

Nell’ambito delle relazioni sino-italiane si rilevano altre due novità. La prima è che il Silk road fund ha acquisito il 5% del capitale di Autostrade per l’Italia da Atlantia. L’ennesimo investimento cinese in settori d’interesse strategico italiani è probabilmente volto all’acquisizione del know-how nostrano al fine di migliorare le infrastrutture cinesi lungo la Bri.

La seconda novità è che gli agrumi italiani saranno venduti sul mercato cinese. L’interesse di Pechino per l’agroalimentare dipende da tre fattori interni alla Repubblica popolare: l’aumento del consumo di cibo, la scarsità di terre coltivabili in proporzione alla popolazione e il cambio della dieta cinese.


FORUM BRI, LA CELEBRAZIONE DELL’INIZIATIVA A GUIDA CINESE

Il Forum delle nuove vie della seta ha consacrato l’iniziativa infrastrutturale e commerciale a guida cinese, marchio di fabbrica della politica estera del presidente Xi Jinping. Xi ha annunciato che il Silk road fund, creato per finanziare i progetti lungo la Bri, sarà dotato di 14,5 miliardi di dollari in aggiunta ai 40 già a disposizione. La China development bank e la China exim bank svilupperanno invece uno schema di prestito rispettivamente del valore di circa 36 e 19 miliardi di dollari per sostenere la cooperazione nella cornice Bri. Secondo il ministero del Commercio cinese, durante l’evento sono stati firmati più di 80 accordi economici.


INVESTIMENTI E DIFFICOLTÀ LUNGO IL CORRIDOIO ECONOMICO CINA-PAKISTAN

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Pechino e Islamabad hanno firmato un memorandum d’intesa del valore di 500 milioni di dollari che si aggiungeranno ai 57 miliardi già stanziati per lo sviluppo del corridoio economico Cina-Pakistan. Questo collegherà Kashgar, nell’instabile regione cinese del Xinjiang, al porto pakistano di Gwadar. I ribelli baluci hanno individuato in questo progetto un bersaglio ideale per danneggiare Islamabad. Perciò truppe pakistane e cinesi pattugliano lo scalo marittimo. Il 24 maggio a Quetta, nel Balucistan, due insegnanti cinesi sono stati rapiti.

Dalla prospettiva cinese, il corridoio contribuirebbe a ridurre la dipendenza dalla rotta commerciale passante per lo Stretto di Malacca e il conteso Mar Cinese Meridionale. Pechino rivendica il controllo sul 90% di questo bacino d’acqua, attraverso cui passano la maggior parte delle merci da e per la Repubblica Popolare. Questa strategia è considerata una minaccia dai paesi vicini e dagli Stati Uniti, che fanno del dominio dei mari uno dei loro pilastri geopolitici.


LO SRI LANKA TRA CINA E INDIA

Il governo cingalese ha negato l’attracco a un sottomarino della Repubblica popolare pochi giorni prima di partecipare al forum delle nuove vie della seta. Lo Sri Lanka, situato a pochi chilometri a sud dell’India e al centro dell’Oceano Indiano, è pienamente coinvolto nei progetti infrastrutturali cinesi ma fatica a implementarli. Negli ultimi mesi, unioni mercantili, proprietari terrieri, politici guidati dall’ex presidente Mahinda Rajapaksa e alcuni ministri del governo di coalizione hanno protestato contro la concessione alla Repubblica Popolare di 15 mila acri vicino al porto strategico di Hambantota, in cui cinesi stanno già investendo.

Per allentare la tensione, Colombo vuole che Pechino riduca la sua fetta nel progetto, che prevede anche la costruzione di un parco industriale. Gli investimenti cinesi sono fondamentali per permettere all’economia cingalese di crescere. Lo Sri Lanka deve alla Cina circa 8 miliardi di dollari, più del 12% del suo debito totale. Pechino ha anche offerto al governo cingalese aiuti umanitari per un valore di 2,2 milioni di dollari per fronteggiare le conseguenze dell’alluvione che ha da poco colpito il paese e in cui sono morte ad oggi 180 persone.

Il coinvolgimento di Colombo nella Bri non è gradita dall’India che considera l’iniziativa di Pechino – e la presenza cinese ai suoi confini (Pakistan incluso) – una minaccia alla sua sovranità. La decisione di Colombo di negare l’attracco al sottomarino cinese potrebbe essere dipeso proprio dalla volontà di non complicare i rapporti con Delhi.


IL PORTO DI DORALEH IN GIBUTI APRE I BATTENTI

Nel paese africano sul Corno d’Africa è stato inaugurato il porto multiuso di Doraleh, costato 590 milioni di dollari e costruito dalla China state construction engineering corporation. Il nuovo scalo marittimo, estensione nordoccidentale del porto di Gibuti, è grande 690 ettari e potrà gestire 7,08 milioni di tonnellate di merci all’anno.

La repubblica di Gibuti è parte integrante della rotta marittima delle nuove vie della seta. Non solo qui i cinesi hanno di recente costruito la ferrovia lunga 752 chilometri che collega l’omonima capitale del paese ad Addis Abeba in Etiopia, ma stanno anche lavorando alla prima struttura logistica militare cinese all’estero, la quale sarà adiacente al porto di Doraleh. Questa svolgerà il ruolo di supporto alle operazioni cinesi antipirateria nello Stretto di Bab el-Mandeb ma non avrà ruoli operativi. L’accordo con Gibuti (dove sono già presenti le basi di Usa, Giappone e Francia) prevede la presenza militare di al massimo 10 mila unità cinesi fino al 2026 ed evidenzia la necessità percepita da Pechino di proteggere le infrastrutture e i flussi commerciali lungo le nuove vie della seta.

 

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