L’incontro Renzi-Xi e il posto dell’Italia lungo le nuove vie della seta

Mio commento sull’incontro tra Renzi e Xi Jinping in Sardegna per Limes.

Fresco di Cop22 in Marocco, il presidente cinese Xi Jinping si è fermato per uno scalo tecnico in Sardegna prima di dirigersi verso l’America Latina, dove visiterà Ecuador, Cile e Peru e parteciperà al forum Apec di Lima. In un resort di Pula (il cui polo tecnologico ospiterà un laboratorio per l’innovazione di Huawei), nei pressi di Cagliari, Xi ha incontrato il primo ministro Matteo Renzi. Il meeting è stato informale, ma è rilevante per due motivi.

Il primo è che Xi ha esplicitamente invitato Roma a far combaciare le sue strategie di crescita con il progetto infrastrutturale e commerciale ‘Una cintura, una via’, ispirato alle antiche vie della seta. In virtù della sua posizione geostrategica nel cuore del Mar Mediterraneo, la nostra penisola può essere un importante punto di raccordo tra la rotta marittima e quella terrestre, come emerge dalla cartografia ufficiale cinese.

L’Italia non subisce solo la competizione dei grandi porti del Nord Europa come Rotterdam, ma anche del porto greco del Pireo. I cinesi, che ne detengono il controllo, vorrebbero collegarlo direttamente al cuore del Vecchio continente costruendo una rotta ferroviaria lungo la penisola balcanica. Ciò renderebbe marginale il ruolo dell’Italia lungo i principali flussi commerciali da e per la Cina.

Le iniziative in corso legate a singoli porti come quelli di Trieste o Venezia potrebbero non bastare per attirare l’interesse cinese. Occorre una strategia di sistema, che riguardi lo sviluppo coordinato di strutture ferroviarie, marittime e aeroportuali. Ciò è essenziale per non subire passivamente i progetti della Cina e degli altri paesi europei nel lungo periodo.

Il secondo motivo risiede nella speranza di Xi che l’Italia svolga un “ruolo attivo nell’assicurare lo sviluppo stabile e di lungo periodo dei rapporti tra Repubblica popolare e Unione Europea”. Prima del Brexit, Pechino puntava su Londra come testa di ponte per penetrare nel mercato comunitario e ottenere il riconoscimento dello status di economia di mercato. Del resto il Regno Unito è il secondo partner commerciale europeo della Cina dopo la Germania e la principale destinazione degli investimenti esteri cinesi nell’Ue, seguita proprio dall’Italia.

Roma potrebbe sfruttare le turbolenze generate dal Brexit per svolgere il ruolo di mediatore tra Repubblica popolare e Unione Europea. Ciò le permetterebbe di consolidare i rapporti con Pechino e avere un peso maggiore a Bruxelles.

La Cina ci offre due opportunità, noi abbiamo le potenzialità per coglierle.

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