Filippine tra Usa e Cina

La mia analisi per Limes sulle strategie del presidente filippino Duterte.

Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte sta gradualmente ridisegnando la politica estera del proprio paese.

Il 19 ottobre a Pechino incontrerà l’omologo cinese Xi Jinping. Obiettivo: consolidare i rapporti con la Repubblica Popolare e accoglierne gli investimenti attraverso il progetto infrastrutturale “Una cintura, una via” e l’Asian Infrastructure Investment Bank, di cui presto  anche le Filippine saranno membro.

A luglio una sentenza della Corte permanente d’arbitrato dell’Aia sulle dispute marittime sino-filippine nel Mar Cinese Meridionale ha fondamentalmente dato ragione a Manila e smentito le pretese di sovranità dell’Impero del Centro sul bacino d’acqua.

Duterte, all’epoca in carica da poco, aveva fatto capire di non voler danneggiare i rapporti con Pechino, affermando che la questione poteva essere risolta bilateralmente. In seguito il presidente filippino ha preso gradualmente le distanze dagli Stati Uniti, i quali considerano Manila uno dei pilastri del pivot to Asia, la strategia di contenimento militare ed economico della Cina in Estremo Oriente.

Duterte ha insultato il presidente Usa Barack Obama (poi si è scusato), che per questo ha cancellato un incontro bilaterale; in seguito ha anche dichiarato che le esercitazioni militari annuali congiunte del 2016 sarebbero state le ultime della sua amministrazione e che un giorno avrebbe anche posto fine alla rotazione delle truppe Usa nelle Filippine. Eppure queste affermazioni non sono  ancora state accompagnate da una richiesta formale a Washington.

Come se non bastasse, Duterte si è detto pronto a dialogare con la Russia, con cui gli Usa ora si capiscono meno che mai.

Il riavvicinamento delle Filippine alla Cina non deve essere scambiato per l’inizio di una nuova alleanza. Piuttosto sembra che Duterte voglia prendere una posizione equidistante tra Usa e Repubblica Popolare, così da poter dialogare con entrambi da una posizione meno debole, in un nuovo triangolo a geometria variabile.

La sentenza della Corte dell’Aia ha conferito maggiore potere negoziale a Manila nei rapporti con Pechino. Durante il viaggio alla corte di Xi, il presidente filippino potrebbe chiedere accordi vantaggiosi e in cambio minimizzare le conseguenze della sentenza dell’Aia, così da non danneggiare ulteriormente l’assertiva strategia di Pecino nel Mar Cinese Meridionale.

Tuttavia, difficilmente Duterte troncherà i rapporti con gli Usa, sanciti tramite un accordo di difesa reciproca che risale al 1951. Accordo che, considerate le tensioni in Asia-Pacifico e l’ascesa militare della Cina, Manila difficilmente può permettersi di scartare.

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