Il verdetto della Corte dell’Aia e la risposta della Cina

Il verdetto emesso oggi dalla Corte permanente di arbitrato presso L’Aia sulla disputa Cina-Filippine è nettamente a favore di Manila.

Il tribunale ha in sostanza negato che vi sia alcuna base legale che consenta alla Repubblica popolare di affermare dei diritti storici sulle risorse naturali nella parte di mare racchiusa nella nine-dash line, la linea tratteggiata che delimita la sovranità marittima cinese nel Mar Cinese Meridionale.

Inoltre, ha affermato che nessuna delle isole Spratly, malgrado il loro ampliamento artificiale, può generare una zona economica esclusiva (Zee), inclusi gli atolli reclamati e ampliati dalla Cina. Quindi – senza stabilire alcun confine – il Tribunale ha detto che alcune zone di mare si trovano nella Zee delle Filippine perché non si sovrappongono con nessun altro possibile diritto di sovranità della Repubblica popolare.

Pechino non ha partecipato al procedimento avviato unilateralmente da Manila e ha affermato in più occasioni di non riconoscere il verdetto del Tribunale – a prescindere dall’esito dello stesso – perché la materia non sarebbe di sua competenza.

In ogni caso, quanto affermato dalla Corte potrebbe avere delle ripercussioni sugli equilibri nel Mar Cinese Meridionale. I paesi che sono coinvolti in dispute marittime con Pechino potrebbero utilizzarlo per smentirne le rivendicazioni territoriali. Anche gli Usa potrebbero servirsene per aumentare la pressione sulla Cina.

In un comunicato stampa, Pechino ha ribadito le ragioni storiche e di diritto su cui si basano le sue rivendicazioni territoriali, uno sforzo in cui i media cinesi sono impegnati da qualche settimana. Poi si è detta pronta a risolvere la dispute pacificamente attraverso negoziazioni con gli Stati direttamente interessati “sulla base dei fatti storici e in accordo con il diritto internazionale”.

Inoltre, il comunicato afferma che “in attesa di una soluzione definitiva, la Cina è anche pronta a fare tutto il possibile con gli Stati direttamente interessati a stipulare accordi provvisori di natura pratica. Incluso lo sviluppo congiunto nelle aree marittime in questione, al fine di ottenere un risultato win-win e mantenere la pace e la stabilità in il Mar cinese meridionale.

Insomma, da un lato Pechino rimane fedele alla linea enunciata prima del verdetto, dall’altra sembra tendere la mano ai paesi vicini. La settimana scorsa era già emersa sui media cinesi l’ipotesi di ricucire velocemente il rapporto con le Filippine e il loro neo-presidente Rodrigo Duterte, apparentemente disponibile a risolvere la questione bilateralmente.

In questa maniera, la Cina spera di ridimensionare gli effetti del verdetto a livello internazionale senza rinunciare ai suoi obiettivi geopolitici nello strategico Mar Cinese Meridionale.

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