Perché la Cina vuole regolare l’industria delle mappe geografiche

La Cina ha stabilito un nuovo regolamento per disciplinare e sviluppare l’industria dell’informazione geografica. 

L’agenzia di stampa Xinhua afferma che regolare l’industria delle mappe geografiche è “cruciale per tutelare la sovranità, la sicurezza e l’interesse nazionale”. 


Pechino richiederà, in sostanza, requisiti più stringenti a chi le produce. 

Il nuovo regolamento prevede inoltre una sezione ad hoc per i servizi di mappe online: i suoi utenti dovranno avere una esplicita autorizzazione per raccogliere e utilizzare le informazioni. Nel caso in cui questi riscontrino contenuti di cui non è autorizzata la trasmissione dovranno riferire il problema alle autorità competenti. 

Il governo inoltre fornirà e aggiornerà periodicamente le mappe da distribuire al pubblico per il libero utilizzo.

Il Consiglio di Stato cinese ha detto che “le mappe geografiche hanno una grande importanza politica, scientifica e legale poiché delineano il territorio di un paese, descrivendone la sovranità nazionale e la visione politica”. 
 
Questo commento ci dice che Pechino ha capito molto bene il peso geopolitico delle mappe e il loro ruolo nel consolidare la sovranità dell’Impero del Centro. In particolare nel Mar Cinese Meridionale, il cui controllo è conteso tra Cina, Filippine, Malaysia, Brunei, Vietnam e Taiwan.
 
Il regolamento assume maggiore rilevanza se si pensa che circa un anno fa, la Hunan map press e l’Istituto per la misurazione e la mappatura del Hubei hanno pubblicato una versione verticale della carta della Repubblica Popolare Cinese. 
 
A riguardo, avevo scritto per Limes una breve analisi dal titolo “Pechino ridisegna la sua grandezza” in appendice all’articolo “La partita del Xinjiang fra terrorismo uiguro e vie della seta” (quest’ultimo realizzato a quattro mani con Federico Petroni). 
 
La carta analizzata (la prima in basso) è molto diversa da quelle precedentemente pubblicate (la seconda) in Cina. 
 
Qui si evidenziano le principali differenze:
 
1. La versione verticale mette in risalto le rivendicazioni marittime nel conteso Mar Cinese Meridionale e la grandezza geografica della Cina rispetto agli altri paesi del Sud Est asiatico. Prima questo bacino d’acqua era collocato in un riquadro separato. 
 
2. La linea che Pechino ha tracciato per definire i suoi confini nel Mar Cinese Meridionale ha dieci trattini (la ten dotted line) invece che nove, come in quelle passate. In questo modo la linea “abbraccia” meglio Taiwan, che la Repubblica popolare considera una “provincia ribelle” da riportare prima o poi sotto il proprio controllo.
 
3. Il Giappone, storico antagonista della Cina, non rientra nella carta, a differenza della versione orizzontale. Sembra quasi un modo per sminuirne l’importanza nello scacchiere orientale. Si ricordi che Pechino si contende con Tokyo la sovranità delle isole Diaoyu/Senkaku.
 
L’analisi completa della carta è disponibile su Limes (clicca qui)
 
Insomma, il nuovo regolamento conferma che Pechino vuole servirsi anche delle mappe geografiche per legittimare la propria sovranità in Estremo Oriente.  
 
 
 

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