Il ruolo della Forze armate della Cina lungo la via marittima della seta

Pechino starebbe aumentando fino a 100 mila unità la Marina, per dislocarne parte a Gibuti e a Gwadar (Pakistan), snodi cruciali della Belt and Road Initiative. 

Fonti anonime citate dal South China Morning Post hanno affermato che i marine dell’Esercito Popolare di Liberazione (Epl) aumenteranno da 20 mila a 100 mila.

Una parte di loro dovrebbe essere posizionata presso la base di Gibuti (unica struttura militare cinese all’estero) e il porto di Gwadar in Pakistan.

Se fosse confermato, questo provvedimento farebbe parte della riforma lanciata da Pechino per modernizzare l’Epl. In particolare, servirebbe ad agevolare la difficile trasformazione della Cina in una potenza marittima, capace di tutelare nel medio periodo i suoi interessi: nel Mar Cinese Meridionale e Orientale, nella penisola coreana e – nel lungo periodo – quelli lontano dai confini cinesi.

Nel secondo ambito, ha un ruolo rilevante la Belt and Road Initiative (Bri), l’iniziativa guidata da Pechino per unire la Cina al resto dell’Eurasia con infrastrutture e accordi commerciali lungo una rotta terrestre e una marittima.

Il Gibuti, piccolo paese sul Corno d’Africa, è uno snodo fondamentale della Bri e allo stesso tempo ospita la sopramenzionata base militare cinese. Lo scopo di quest’ultima è supportare le operazioni anti-pirateria nel Golfo di Aden, senza occuparsi delle operazioni di combattimento. A Gibuti sono presenti anche le basi di Usa, Giappone e Francia.

Il porto di Gwadar invece è il punto d’approdo del corridoio economico sino-pakistano e serve ai cinesi per aggirare lo Stretto di Malacca, accorciare le rotte marittime ed evitare in futuro potenziali embargo da parte della Marina Usa. La presenza di ribelli baluci che vorrebbero separarsi da Islamabad nei pressi di Gwadar ha già costretto Pechino a schierare qui circa 13 mila soldati.

l governo e gli analisti della Repubblica Popolare stanno infatti ipotizzando lo sviluppo di altre strutture militari oltre confine, per esempio a Salalah nel Sud dell’Oman e a Karachi (Pakistan), dove già fanno scalo le navi militari cinesi.

La Cina sta compiendo notevoli sforzi per diventare una potenza marittima, ma il gap con gli Usa in termini di budget, tecnologia ed esperienza operativa è ancora ampio.

Tuttavia, a prescindere dalla veridicità della notizia pubblicata dal South China Morning Post, è evidente che per Pechino la dimensione militare della vie della seta acquisirà nei prossimi anni una crescente rilevanza.

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Carta di Laura Canali per Limes

 

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