Pechino mostra i muscoli al Xinjiang

Analisi per Limes sul dispiegamento di truppe nella regione più occidentale della Cina, con un aggiornamento sugli sviluppi in Iraq. 

La grande parata militare svoltasi a Urumqi marca il rafforzamento della lotta al terrorismo nel Xinjiang condotta dalle autorità cinesi. L’evento si è svolto due settimane dopo il nuovo  attacco da parte di assalitori muniti di coltello nella prefettura dell’Hotan.

Diecimila truppe accompagnate da veicoli blindati ed elicotteri hanno marciato per le strade del capoluogo della regione popolata dagli uiguri, etnia turcofona e musulmana. Secondo Pechino, a questa minoranza appartengono cellule jihadiste che negli ultimi anni hanno condotto diversi attentati nella Repubblica popolare.

Alla parata, Chen Quanguo, segretario del Partito comunista nel Xinjiang, ha detto che bisogna “seppellire le gang terroristiche e i terroristi nell’oceano della guerra del popolo”. Al termine dell’evento 1.500 poliziotti armati sono stati inviati in altre città, tra cui Hotan, Kashgar e Aksu dove recentemente si sono svolte altre parate.

Queste località si trovano nel sud della regione, sono a maggioranza uigura e sono considerate le “linee del fronte” nella lotta al terrore. Il nord è invece abitato in maggioranza dagli han, l’etnia principale in Cina. Su impulso di Pechino, questi hanno popolato in maniera massiccia il Xinjiang a partire dal 2000. Questa mossa fa parte della strategia del governo cinese per modernizzare la regione, ricca di risorse energetiche e porta d’accesso all’Asia Centrale, al Medio Oriente e all’Europa.

La tormentata convivenza han-uiguri e la vicinanza a epicentri del jihadismo come Afghanistan e Pakistan hanno reso il Xinjiang terreno fertile per il terrorismo. La guerra al terrore condotta da Pechino, che abbina il pugno duro a riforme economiche e discutibili misure sociali per “deradicalizzare” la regione, non sta determinando gli effetti sperati.

Proprio lunedì, il giorno della parata, militanti dello Stato Islamico nell’Iraq Occidentale hanno pubblicato un video che mostra terroristi uiguri e i loro figli in un campo addestramento. Nella ripresa, uno di loro minaccia esplicitamente la Cina prima di uccidere un uomo. Gli uiguri che si sono uniti allo Stato Islamico in Iraq e Siria sarebbero circa 300.

Nel Xinjiang, il governo cinese vuole evitare un’escalation prima del Congresso nazionale del Partito Comunista del prossimo autunno. Per questo ha deciso di rafforzare i controlli. Nel breve periodo, tale mossa può reprimere la minaccia, ma allo stesso tempo può alimentare nuove tensioni tra le autorità e la comunità uigura.

[La carta nell’articolo è di Laura Canali]

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