Investimenti, sovracapacità e stato di diritto: le ragioni del viaggio della Merkel in Cina

La nona visita in dieci anni di mandato della cancelliere tedesca Angela Merkel in Cina è il simbolo dei buoni rapporti tra Germania e Repubblica popolare. In particolare sul piano economico.

L’anno scorso l’interscambio tra i due paesi è stato pari a 156.8 miliardi di dollari, circa il 30% di quello con tutta l’Unione Europea. Ciò rende la Germania il più grande partner commerciale dell’Impero del Centro nell’Ue. Inoltre, il maggior numero di investimenti diretti greenfield cinesi si concentrano proprio in questo paese.

Per tali ragioni, la Germania è uno dei più importanti partner della Repubblica popolare nell’ambito delle nuove vie della seta, il progetto infrastrutturale e commerciale su cui Pechino ha imperniato la sua strategia di politica estera.

Eppure la Merkel ha sfruttato questo viaggio per chiedere qualcosa alla Cina: in primo luogo, di ridurre la sovracapacità industriale nella produzione dell’acciaio, che invade i mercati mettendo in crisi le imprese europee; in secondo luogo di sviluppare una cornice legale che dia alle imprese straniere (leggi tedesche) le stesse opportunità e gli stessi diritti garantiti a quelle cinesi. A preoccupare in tale ambito sono i nuovi provvedimenti introdotti da Pechino per limitare le attività  delle aziende straniere e delle organizzazioni non governative nella Repubblica popolare. Per incontrare il consenso cinese, la Merkel ha ricordato l’importanza di consolidare lo stato di diritto – cui Pechino tiene molto – e il  suo ruolo nel mantenimento della stabilità sociale. Da quest’ultima dipende infatti la sovranità del Partito comunista.

Un editoriale del quotidiano cinese Huanqiu ha rilevato che, malgrado gli ottimi rapporti commerciali tra i due paesi, i media tedeschi sono piuttosto critici verso Pechino. In particolare quando si parla di tutela dei diritti umani, di dispute nel Mar Cinese Meridionale e del possibile riconoscimento dello status di economia di mercato alla Repubblica popolare.

Secondo l’editoriale, nel relazionarsi con la Cina questi risentono dei “bias presenti in paesi occidentali come gli Usa”. In tale ambito il quotidiano fa l’esempio della notizia secondo cui report dei servizi di sicurezza tedeschi avrebbero consigliato alla Merkel di non usare il telefono una volta arrivata nella Repubblica popolare, per via dell’intensa attività di spionaggio di Pechino. Huanqiu ha sottolineato l’ironia di questa notizia sottolineando che gli unici che certamente hanno spiato la cancelliere sono stati proprio gli Usa.

“In generale Cina e Germania si sono rispettate reciprocamente e hanno fatto progressi dinamici nelle loro relazioni, ma possono fare meglio” ha affermato l’editoriale. Su questo punto – seppur in merito a questioni differenti – i due paesi sono sulla stessa lunghezza d’onda.

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