Le reazioni della Cina dopo Bruxelles

Il mio commento per Limes sulla reazione della Repubblica popolare dopo gli attentati avvenuti in Belgio. 

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L’articolo di Huanqiu. Il titolo dice: “L’attacco di Bruxelles evidenzia le vulnerabilità dell’Europa”. Fonte: http://opinion.huanqiu.com/editorial/2016-03/8752878.html

All’indomani dei fatti di Bruxelles, Pechino e i cittadini cinesi – questi ultimi attraverso Weibo, il Twitter cinese – hanno espresso il loro cordoglio. Ad ogni modo la reazione più interessante proviene dai media nazionali.
 
Il sito del giornale Huanqiu, legato al Partito comunista, ha sottolineato che l’Europa “non sembra preparata a gestire la minaccia terroristica” e che malgrado il Belgio fosse a conoscenza di un’imminente minaccia non è stata in grado di prendere le dovute contromisure. L’articolo afferma che “il fronte antiterrorismo europeo è una cosa astratta” e che il “terrore sta spingendo l’Europa verso uno scontro di civiltà”. Curiosamente, nella sintesi in inglese del pezzo, l’ultima frase è stato tradotta come “il terrore sta spingendo la civiltà europea verso una pericolosa fine”.
 
Huanqiu ha colto l’occasione per rimarcare le responsabilità degli Stati Uniti nel propagarsi della minaccia jihadista nel mondo: dopo l’11 settembre gli Usa sono riusciti a “spingere la minaccia terroristica fuori dai propri confini, hanno generato problemi in Medio Oriente, distrutto l’architettura di questa regione e intensificato le tensioni tra sciiti e sunniti”. Questo concetto, cui evidentemente Pechino vuole dare un riverbero mondiale, è espresso in entrambe le lingue.
 
La versione cinese dell’articolo – a differenza di quella in inglese – sottolinea anche che i media occidentali hanno adottato un doppio standard di valutazione nel parlare della minaccia jihadista di matrice uigura nel Xinjiang, contro cui Pechino ha lanciato una dura campagna antiterrorismo.
 
È evidente che il messaggio che la stampa rivolge ai cittadini cinesi attiene in misura maggiore ai problemi di natura interna e che il contenuto dell’articolo cambia, seppur sottilmente, a seconda del lettore di riferimento.
 
Per ammorbidire i toni in merito al rapporto con l’Occidente, l’articolo in entrambe le lingue conclude sottolineando che il terrorismo “può essere il più grande nemico” del mondo e che per questo andrebbe preso di petto.
 
Per approfondire:
DAL NUOVO NUMERO La Cina e l’ossimoro turcodi G. Cuscito
 
Pechino non si fida di Ankara per il suo legame con gli uiguri, ma il paese della Mezzaluna è uno snodo fondamentale lungo le vie della seta. Con gli investimenti, Xi può convincere Erdoğan a cooperare per prevenire il terrorismo di ritorno dal Siraq.
 
L’intensificarsi degli attentati attribuiti a gruppi della minoranza musulmana mina la stabilità e il ruolo di hub energetico della ‘Nuova frontiera’ cinese. La centralità della regione per i collegamenti con l’Europa. Preoccupazioni e ambiguità della Russia.

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