I media cinesi contro Xi

Il mio commento per Limes sul malcontento che trapela dai media cinesi in merito al consolidamento del controllo del Partito comunista – e del presidente Xi Jinping – sui media pochi giorni dopo l’importante visita del leader presso i principali organi di stampa legati al governo. 

L’articolo di Caixin censurato (a sinistra) e quello con cui è stato sostituito (a destra). Fonte: https://3.bp.blogspot.com/-XFRDbCeX36U/VuTLGjDHobI/AAAAAAAAs0k/HqUGUBHCcvQHfV1ChNx0zPlvjOnd4uZBA/s1600/Leaders-TwoMeetingsComplaintAboutCensorship-Caixin-20160308-13-Url.jpg 

Alcuni episodi sembrano confermare un certo malcontento sui media cinesi a causa della morsa sempre più stretta del governo sulla stampa.
 
Primo episodio: la settimana scorsa il noto giornalista cinese Jia Jia (oltre 80 mila follower su Twitter) è misteriosamente scomparso nell’aeroporto della capitale mentre prendeva un volo per Hong Kong. La vicenda sembra essere legata a una lettera aperta pubblicata e poi rimossa sul sito Wujie (fondato dal dipartimento per la propaganda della provincia del Xinjiang, Alibaba e Seec Media Group) in cui anonimi “fedeli membri del Partito comunista” hanno chiesto al presidente Xi Jinping di dimettersi perché colpevole di aver accentrato eccessivamente il potere nelle sue mani.
 L’avvocato di Jia Jia ha confermato che il suo assistito è stato portato via dalla polizia di Pechino.
 
Secondo episodio: nei giorni precedenti il governo avrebbe imposto al giornale Caixin di rimuovere dal suo sito un’intervista a un importante accademico di Shanghai e consigliere del Partito dedicata alla libertà di parola in Cina. Il quotidiano allora ha deciso di pubblicare un altro colloquio con la medesima persona per commentare la vicenda. Anche questo secondo pezzo è stato censurato. 
 
Terzo episodio: un giornalista dell’agenzia di stampa Xinhua avrebbe commesso un errore di battitura e definito Xi “l’ultimo” (zuihou) leader anziché il “più alto” (zuigao) in carica. L’articolo è stato immediatamente corretto, ma chiunque sappia scrivere al computer in cinese si domanda come questi abbia potuto confondere le due parole. Un mese fa Xi Jinping si era recato presso le sedi di XinhuaQuotidiano del Popolo e Cctv, i principali media legati al governo, e aveva rammentato loro di seguire la leadership del Partito, rifletterne la volontà ed esserne i portavoce. Evidentemente l’accentramento di potere da parte del presidente nel Pcc e nell’Esercito incontra delle resistenze interne.
 
È probabile che il controllo dei media e la lotta alla corruzione (che Xi ha lanciato anche per sgominare i suoi avversari politici) proseguano con maggiore intensità nei prossimi mesi. Il 19° Congresso nazionale del Partito, previsto per il 2017, si avvicina e il presidente non vuole certo arrivarvi vulnerabile.

Per approfondire:
Una frase idiomatica cinese dice “la strada verso la felicità è disseminata di ostacoli”. Nel caso di Pechino, vanno dall’inquinamento alla corruzione, dal consolidamento del suo ruolo di potenza mondiale allo sviluppo del mercato interno. Per superarli, il presidente ha una strategia. Se produrrà i risultati sperati è tutto da vedere.
 
Pechino considera lo sviluppo di relazioni pacifiche e paritarie con gli Stati Uniti fondamentale per continuare a crescere. Ma Washington non capisce quale direzione prenderà l’ascesa della Repubblica Popolare e ciò complica il rapporto bilaterale.

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