Zai jian Al Jazzera

L‘ 8 maggio la rete televisiva Al Jazeera ha ufficialmente chiuso l’ufficio di corrispondenza di lingua inglese in Cina, dopo che il governo della RPC non ha rinnovato il visto alla corrispondente Melissa Chan. 


Melissa Chan 

La Chan si è guadagnata in questi anni la reputazione di eccellente reporter seguendo per la sua emittente eventi come le Olimpiadi di Pechino, il terremoto nel Sichuan, le rivolte di Urumqi nell’ovest della Cina e, recentemente, lo scandalo delle “black jails” (centri di detenzione “extralegali”).
Quella di Chan è la prima espulsione di un giornalista straniero dalla Cina dopo 13 anni. 
Raramente domande scomode vengono poste ai politici cinesi, e altrettanto raramente questi rispondono in maniera diretta: l’episodio di Chan non ha fatto eccezione. Il portavoce del Ministro degli Esteri, Hong Lei, ha evitato di giustificare apertamente l’espulsione della giornalista americana, limitandosi a dichiarare che “la RPC accoglie i giornalisti che riportano le notizie in maniera obiettiva” e che “rispettano le leggi cinesi”.  
Non solo Pechino ha negato il visto a Chan, ma anche agli altri reporter di lingua inglese proposti dalla rete televisiva con sede in Qatar. Al Jazeera, ha dichiarato che non smetterà di richiedere al governo cinese l’autorizzazione per la presenza di reporter anglofoni; nel frattempo l’emittente televisiva continuerà a raccontare le vicende del drago in lingua araba.
Alle dichiarazioni di Pechino, Chan ha risposto di aver lavorato per cinque anni in maniera onesta ed equa senza infrangere nessuna legge. La giornalista ha aggiunto: “La Cina è un paese strano, un momento esalti la veloce trasformazione, la crescita e la speranza di molti; un momento sei disgustato dalla corruzione, dai problemi di un sistema autoritario monopartitico, e dalla violazione dei diritti umani e della dignità”.  
Secondo la FCCC (Club dei corrispondenti stranieri in Cina), il mancato rinnovo del visto potrebbe essere dovuto a un documentario trasmesso da Al Jazeera sui dissidenti cinesi, al quale peraltro la giornalista non ha partecipato.
L’espulsione di Melissa Chan è un’atto di forza che nasconde (non molto bene) la profonda insicurezza del governo di Pechino riguardo l’informazione e la libertà di parola.  

Le paure cinesi non saranno condivisibili sul piano etico, ma possono essere comprese su quello strategico; il governo cinese, tenendo conto dei numerosi punti deboli (questione Tibet, Xinjiang, problema Taiwan, aumento del divario tra ricchi e poveri ecc..) non intende lasciare a briglia sciolta i mezzi d’informazione. 
Il problema non è nelle vulnerabilità cinesi, ma, come per il caso Chan, nelle soluzioni maldestramente adottate.
Cacciare un giornalista straniero è un chiaro atto intimidatorio rivolto a tutto il mondo della carta stampata e certamente non gioverà alla reputazione del governo cinese sul piano internazionale e nazionale. 
In termini di soft power ( si veda l’articolo precedente) i cinesi hanno, purtroppo, ancora molto da imparare. 




nota: 再见 (zài jiàn) in cinese significa arrivederci.

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