La Cina, Weibo e la censura a corrente alternata

Limes – rivista italiana di geopolitica – articolo tratto da limesonline.com 

[Chi ha paura del mouse? vignetta di Crazy Crab; fonte: cartoonmovement.com]

Che parole come “Tiananmen” – la celebre piazza di Pechino – o Falun Gong – il movimento spirituale bandito dal governo cinese – siano censurate nei motori di ricerca cinesi non è un mistero.

La leadership mandarina infatti non vuole che i cinesi approfondiscano le tematiche considerate “inappropriate”, come le celebri proteste del 1989 in cui secondo la Croce Rossa morirono 2300 persone. È più difficile capire perché la settimana scorsa sono passati sotto la mannaia dal governo cinese termini come “marciare” (youxing) e i numeri “sette, uno” uniti al verbo “passeggiare” (in cinese qi, yi e sanbu). La ragione è la medesima. Infatti digitando su Weibo, il Twitter cinese, queste parole “innocue” si poteva accedere ai dibattiti sulle recenti manifestazioni svoltesi a Hong Kong.

 L’1 luglio (appunto uno/sette), il giorno in cui nel ’97 il Regno Unito ha restituito la città alla Cina, i cittadini dell’ex colonia sono scesi in strada, nel distretto di “Central” (Zhonghai) per manifestare contro il governo di Pechino e pretendere il suffragio universale, scopo ultimo previsto dal testo quasi costituzionale dell’ex colonia. La Regione ad amministrazione speciale di Hong Kong (Hksar) è una democrazia monca il cui sistema elettorale garantisce la nomina di un chief executive (il capo di governo locale) fedele alla politica di Pechino. Il governo della Repubblica Popolare Cinese (Prc), scoperto l’escamotage utilizzato dai netizens (gli abitanti di Internet) per parlare liberamente dell’ex colonia, ha impedito tempestivamente la ricerca e la pubblicazione di post contenenti le menzionate parole chiave. Si tratta di un imbavagliamento istantaneo che ormai è diventato routine. Tuttavia, per i censori mandarini non è sempre così semplice fare il proprio lavoro.

La lingua cinese, infatti, è caratterizzata da una grande varietà di termini scritti con ideogrammi completamente diversi tra loro ma pronunciati nello stesso modo (seppur con una tonalità diversa). Questa sottigliezza lessicale consente ai netizens di formulare dei giochi di parole con cui guadagnarsi uno spazio per discutere liberamente, anche se per poco tempo.

Sempre l’1 luglio, che è anche il giorno in cui è stato fondato il Partito Comunista Cinese (Pcc), la frase “tre stupide prostitute (san ge daibiao) è stata censurata perché celava un argomento molto delicato che è pronunciato alla stessa maniera, seppur con tonalità diverse: quello delle “tre rappresentanze”, enunciate da Jiang Zemin nel 2000. Secondo l’ex presidente della Repubblica Popolare Cinese, il potere del Partito proviene dalla sua capacità di rappresentare le esigenze delle forze produttive più avanzate del paese, l’orientamento di una cultura avanzata e gli interessi della stragrande maggioranza dei cinesi. Il fatto che il gioco di parole accostasse delle prostitute ai concetti espressi dall’ex leader cinese era tutt’altro che una coincidenza.

Negli stessi giorni delle proteste hongkonghesi anche la combinazione “cappello di pelle” (in cinese pi mao), un modo informale per riferirsi agli uiguri, non dava alcun risultato. Nel mirino della censura in quel caso erano i recenti scontri avvenuti a Lukqun, Turban e Hotan nello Xinjiang tra gli abitanti e le forze di polizia. Il governo ha prontamente affermato che si è trattato di attacchi terroristici.

Il problema è un altro. A causa della costante migrazione di cinesi di etnia han (la più numerosa del paese) nella regione e delle politiche di normalizzazione imposte da Pechino, gli abitanti della “nuova frontiera” periodicamente si ribellano contro le autorità. Il 5 luglio, l’anniversario della strage di Urumqi, dove nel 2009 sono morte 200 persone, il governo ha intensificato i controlli per impedire ulteriori rappresaglie e ha posto una taglia su 11 ricercati ritenuti responsabili degli attacchi terroristici. La ricompensa oscillava tra i 50 mila e i 100 mila yuan (tra 6 mila e 12 mila euro circa). Neanche a dirlo in quei giorni non era possibile cercare la parola “Xinjiang” unita alle parole “terrore” o “violenza”.

A qualche giorno di distanza dai tre anniversari cinesi, le parole chiave citate erano nuovamente rintracciabili. Pechino si serve di una censura a corrente alternata per irrobustire la muraglia di fuoco cibernetica. Magari lasciando volontariamente qualche mattone fuori posto, per vedere chi prova ad affacciarsi dall’altra parte (vedi la possibilità di poter scavalcare i filtri digitali servendosi di software ad hoc).

 Il sistema della “censura saltuaria” è forse ancora più pericoloso di quello a censura fissa che colpisce siti come Facebook, Twitter, YouTube perché accorcia ed estende la libertà del cittadino come fosse una fisarmonica, a sua insaputa. Inoltre, l’intervento tempestivo con cui sono filtrati i contenuti del web mette in luce le paure della leadership mandarina.

Pur riconoscendone le sconfinate potenzialità, Pechino sa che Internet è un campo minato e ogni parola, anche quelle più innocua, può essere un innesco.

Tuttavia, data la ricchezza del patrimonio linguistico cinese e la fervida fantasia dei netizens, se i censori mandarini pensano che per limitare lo scambio di idee sia sufficiente eliminare ogni parola reputata occasionalmente pericolosa, forse farebbero prima a buttare il dizionario.

(12/07/2013)

Il Partito comunista cinese alla lotteria della comunicazione

di Giorgio Cuscito 

tratto da Limes – Rivista Italiana di Geopolitica, link diretto: http://temi.repubblica.it/limes/il-partito-comunista-cinese-alla-lotteria-della-comunicazione/42447

(traduzione: competizione culturale sullo studio del diciottesimo Congresso del Partito.Il premio di 5000 rmb ti aspetta!)

“Studiare lo spirito del diciottesimo Congresso del Pcc”:questo il titolo (e l’obiettivo) dell’insolita lotteria indetta dal Partito comunista cinese. La competizione è gestita dal Giornale del Popolo (organo ufficiale del regime) ed è accessibile fino al 28 febbraio attraverso la pagina web dedicata al Pcc.
 
Insolito è soprattutto il metodo di partecipazione: basta, infatti, rispondere a un quiz… politico. L’argomento in questione è il shi ba da, letteralmente “il grande diciotto”, come i cinesi chiamano il Congresso tenutosi lo scorso novembre. A disposizione del giocatore cinque gruppi da venti domande: dopo averne scelto uno e risposto correttamente a tutti i quesiti, è possibile inviare i propri dati e partecipare alla lotteria.
 
In palio 5000 rmb (pari a 600 euro), la mensilità di un colletto bianco cinese con almeno 3 anni di esperienza. Basta leggere le domande per capire che “in gioco” c’è ben altro.
 
Esempio n.1. In 90 anni di duro lavoro, il nostro Partito ha unito e guidato tutte le etnie del nostro popolo. La vecchia Cina, povera e arretrata, è diventata una nuova Cina, forte e prospera. Il grande ringiovanimento della nazione cinese mostra brillanti prospettive. Siamo molto orgogliosi della storia del nostro Partito e del nostro popolo; crediamo fortemente negli __________ che il partito e il popolo hanno raggiunto; siamo estremamente consapevoli delle responsabilità storiche assunte dal Partito.
A) convinzioni politiche
B) ideali e le convinzioni
C) obiettivi
(Risposta corretta: B)
 
Esempio n.2. L’argomento del diciottesimo Congresso nazionale del popolo del Partito comunista cinese è: __________.
A) tenere alta la grande bandiera del socialismo con caratteristiche cinesi, seguire le teorie di Deng Xiaoping, il principio delle “Tre Rappresentanze” e la concezione scientifica dello sviluppo; emancipare la mente, fare riforme e aprirsi; raccogliere le forze e unirsi per combattere incrollabilmente lungo la strada del socialismo con caratteristiche cinesi per costruire una società prospera.
B) tenere alta la grande bandiera della teoria di Deng Xiaoping, attuare pienamente il pensiero delle “Tre Rappresentanze”, portare avanti la nostra causa, stare al passo con i tempi, costruire una società prospera e accelerare la modernizzazione socialista; lottare per iniziare una nuova fase per la causa del socialismo con caratteristiche cinesi.
C) tenere alta la grande bandiera del socialismo con caratteristiche cinesi, seguire le teorie di Deng Xiaoping e l’importante principio delle “Tre Rappresentanze”; attuare pienamente il concetto scientifico di sviluppo, continuare a emancipare la mente, persistere nella riforma e nell’apertura, promuovere lo sviluppo scientifico e l’armonia sociale; lottare al fine di raggiungere nuovi traguardi nella costruzione di una società prospera.
(Risposta corretta: A)
 
Esempio n.3. La riforma del sistema politico deve prestare maggiore attenzione a migliorare il sistema democratico e arricchire le forme di democrazia, al fine di garantire al popolo l’attuazione di __________, secondo la legge.
A) auto-gestione, auto-educazione, auto-monitoraggio
B) consultazione democratica, dialogo democratico, informazione aperta, trasparenza democratica
C) elezione democratica, processo decisionale democratico, gestione democratica e controllo democratico
(Risposta corretta: B)
 
Sofferenze del passato (la povertà e l’arretratezza), successi del presente (la grande crescita economica) e sfide del futuro (migliorare la qualità della vita dei cittadini, rafforzare l’esercito, eliminare la corruzione, l’inquinamento): tutto è concentrato in poche righe.
 
Il quiz non poteva non menzionare la ricetta per “la crescita pacifica”: continuare lungo la via del socialismo con “caratteristiche cinesi”, seguire le teorie di Xiaoping, perseguire l’armonia sociale, dare la priorità alla crescita economica, rafforzare lo Stato di diritto ecc…
 
C’è anche spazio per parlare di riforme democratiche; in questo caso la risposta occidentale è, letteralmente, quella sbagliata. Quella “giusta” prevede termini vaghi come “consultazione e dialogo democratico” e “trasparenza”, ma esclude il suffragio universale e un processo decisionale democratico. La Cina non vuole imitare l’Occidente, in politica.
 
Allora il quiz diventa un vademecum del Pcc e il giocatore diventa studente; a vincere non è il fortunato cittadino estratto, ma il Partito stesso che, in quanto maestro, diffonde i suoi insegnamenti. Ad oggi, solo 500 mila persone hanno partecipato alla lotteria (una cifra esigua rispetto agli 80 milioni di iscritti al Partito). Più che il numero di partecipanti, ciò che conta è la spontaneità con cui il giocatore/studente decide di giocare/apprendere.
In più occasioni, la Cina ha ammesso di essersi dovuta adeguare alle nuove esigenze della società cinese per accrescere il livello di comunicazione con il popolo. Certamente, per il governo cinese diffondere “lo spirito del Partito” è ancora la sfida più delicata.
 
Resta da vedere se il metodo “studia e vinci” rappresenti,oppure no, il preludio allo sviluppo di più raffinate tecniche di persuasione.