Guge bricks: il muro che divide Cina e Occidente

Guge bricks, il muro che divide Cina e Occidente

di Giorgio Cuscito
articolo tratto da Limes rivista italiana di geopolitica: http://temi.repubblica.it/limes/guge-bricks-il-muro-che-divide-cina-e-occidente/48797
Conversazione con l’artista Shu Yong, che con la sua ultima opera Guge bricks (“i mattoni di Google”), esposta alla Biennale di Venezia, esplora le difficoltà di comunicazione tra l’Impero di Centro e il resto del mondo partendo dagli errori di traduzione compiuti dal motore di ricerca. Quando il gallo dialoga con l’anatra.


[L’opera Guge bricks esposta alla Biennale di Venezia. Fonte: enghunan.gov.cn]

Shu Yong, nato nel 1974 a Xupu, nello Hunan, è un eclettico artista cinese che tramite un linguaggio semplice e diretto intende conferire alle sue opere una funzione sociale e indurre il pubblico a una partecipazione attiva. Dal 1 giugno fino al 24 novembre la sua ultima creazione dal nome “Guge bricks” è in mostra presso il padiglione cinese della 55ª Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia.
LIMES Può parlarci della sua esperienza in Italia e della sua ultima opera?
SHU Sono molto felice di avere l’opportunità di rappresentare, insieme ad altri sette artisti connazionali, la Cina alla Biennale di Venezia. È un evento di portata internazionale a cui chiunque vorrebbe partecipare.

Il nome della mia opera è Guge bricks (“i mattoni di Google”). Per realizzarla ho tratto ispirazione dalle difficoltà di comunicazione che intercorrono tra cinesi e occidentali. Io stesso non parlo inglese e quando sono all’estero, a meno che non ci sia una persona che parla la mia lingua, posso interagire con gli altri solo a gesti. In questi casi pensiamo di capirci, ma spesso ciò che recepiamo è completamente diverso da quanto vogliamo trasmetterci.
Prendendo spunto da televisione, giornali e social network cinesi ho raccolto 1.500 frasi o parole che identificano gli aspetti sociali e culturali della vita nel mio paese. Naturalmente ho anche incluso vecchi e nuovi termini politici, comeZhonguo meng (il sogno cinese), utilizzato recentemente dal presidente Xi Jinping.

Poi ho tradotto in inglese le parole raccolte con il programma Google translate; in molti casi la traduzione era errata – segno della scarsa conscenza reciproca delle nostre rispettive culture. Ho deciso di utilizzare Google e non Baidu (un browser cinese) proprio perché il software statunitense è un simbolo dell’Occidente.
In seguito, ho scritto a mano le frasi in entrambe le lingue su 1.500 fogli di carta di riso che poi ho inserito in altrettanti mattoni trasparenti. In questo modo ho creato un muro lungo circa 19 metri e alto 2. Da qui il nome “mattoni di Google”. Ci sono voluti tre mesi per realizzarlo e confesso che adoperando il pennello ho fatto molta più fatica a scrivere in inglese piuttosto che in cinese. Quando il muro viene posizionato alla luce del sole diventa molto luminoso e genera un’atmosfera quasi surreale e le parole sembrano incastonate nell’ambra.

L’opera riflette le incomprensioni che possono emergere tra Cina e Occidente. L’alto livello qualitativo delle tecnologie moderne ci illude che oggi sia più semplice comunicare, ma non è così. Affidarsi alla traduzione automatica realizzata da un software – per quanto efficiente possa essere – significa tralasciare il sostrato culturale a cui le parole fanno riferimento.

Guge bricks pertanto rappresenta il muro linguistico-culturale che separa le nostre società e intende mandare un messaggio a entrambe: Cina e Occidente devono impegnarsi per far conoscere la propria cultura e al contempo sforzarsi di conoscere quella altrui.

Affidarsi solo a ciò che ci raccontano i mezzi di comunicazione del nostro paese non è sufficiente poiché essi rappresentano specifici interessi economici, politici e sociali. Se vogliamo superare gli stereotipi dobbiamo andare oltre queste barriere ed essere più sinceri tra noi.

LIMES Il governo cinese si impegna a sufficienza per incentivare lo scambio culturale con l’Occidente?
SHU 
In questi anni il governo sta portando avanti molte attività, si pensi all’organizzazione dell’Anno della cultura cinese in Italia e in Francia o la partecipazione di artisti a eventi culturali nel mondo, come la Biennale di Venezia.

Tuttavia ritengo che non sia sufficiente affidarsi solo ai metodi tradizionali. La Cina dovrebbe usare un linguaggio più internazionale per diffondere la sua cultura efficacemente. Spesso questo non accade e comunicare diventa difficile, come quando un gallo cerca di dialogare con un’anatra.

La mia opera è rivolta a tutti indipendentemente dalla nazionalità. Non importa se non si conosce la lingua dell’altro. Quelli che conoscono solo il cinese guardando il muro possono capire l’attualità della Cina. Chi conosce sia il cinese sia l’inglese può carpire l’enorme differenza tra le due culture. Coloro che capiscono solo l’inglese potranno riflettere sulle difficoltà di comunicazione con la Cina. Per chi non conosce nessuna delle due lingue sarà incomprensibile, come il dizionario di un alieno. In questo modo l’opera stessa diventerà un ostacolo e il pubblico ne diventerà parte integrante.Una volta terminata la Biennale, porterò Guge bricks in altri paesi perché tutti ne comprendano il messaggio, i mattoni saranno divisi in più gruppi che andranno in musei e collezioni private. Sarà un modo per distruggere idealmente il muro che ci divide.
LIMES Qual è il rapporto tra politica e arte in Cina? La prima costituisce un limite per la seconda? SHU In qualunque paese la politica può essere un ostacolo. È proprio la presenza di limiti che spinge l’arte a cercare nuovi metodi di espressione. Infatti, uno degli obiettivi dell’artista è quello di esprimere con le sue opere ciò che non si potrebbe dire.

Inoltre, per via dello sviluppo economico la Cina sta attraversando una fase di imperfezione che paradossalmente fa si che l’arte sia più libera; del resto, i pesci non nuotano dove l’acqua è troppo limpida. Per questo motivo sono felice di poter vivere in un periodo così affascinante. In Europa, al contrario, la situazione sociale è più statica. Da quando sono venuto qui la prima volta, 10 anni fa, non è cambiato niente e probabilmente tutto rimarrà identico fra 30 anni. Quando la crescita si arresta, l’arte si indebolisce e si riduce a semplice ornamento.


LIMES Cosa pensa dell’artista Ai Wei Wei e del suo rapporto con la politica? 

SHU Il rapporto conflittuale di Ai con la politica non è una cosa negativa. Il suo obiettivo è esprimere in maniera oggettiva i problemi sociali della Cina.  Penso che il governo cinese debba essere più disponibile, accettare le nuove forme d’arte e in generale essere più aperto verso le opinioni altrui. Il rapporto tra arte e politica è interattivo, poiché sono entrambe due espressioni della nostra esistenza.


LIMES È utopico pensare che Cina e Occidente possano comprendersi veramente in futuro?

SHU La barriera comunicativa esisterà sempre, ma se ci sforziamo di conoscerci reciprocamente sul piano culturale possiamo certamente fare grandi passi in avanti e migliorarci reciprocamente.

Per approfondire:  Media come armi |  Il sogno della Cina
(28/06/2013)



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